Le tasse (e la patrimoniale): Italia vs Europa

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Le tasse (e la patrimoniale): Italia vs Europa

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Dato che è un po’ l’argomento del giorno (scrivo nel novembre del 2020) oggi parliamo di tasse, di patrimoniale, in Italia e in Europa!

Prima di tutto chiariamo alcuni punti chiave del discorso.

Noi tutti, nel linguaggio comune definiamo genericamente “tasse” tutto quello che versiamo direttamente o indirettamente allo Stato ma, in realtà, sarebbe più corretto definirli tributi.

Nel corso di questo articolo le chiamerò tasse e, allo stesso modo, mi riferirò al linguaggio comune più che a quello specialistico: me ne scuso con gli esperti, ma questa non è una lezione universitaria, è un articolo divulgativo.

 

Cos’è la pressione fiscale?

Le tasse tutte insieme costituiscono la pressione fiscale che poi sarebbero i soldi che lo Stato richiede ai suoi cittadini per la spesa pubblica.
In soldoni: io pago le tasse e quei soldi servono, ad esempio, a pagare gli stipendi dei medici degli ospedali o degli insegnati delle scuole o gli stipendi dei dipendenti delle poste o a comprare macchinari per riparare le strade.

La pressione fiscale è composta essenzialmente da due elementi: le imposte e i contributi sociali.

Le imposte sono di tre tipi:

  • dirette: sul reddito e sul patrimonio, come l’IRPEF;
  • indirette: sulla produzione e sulle importazioni, come l’IVA o i dazi doganali;
  • in conto capitale: prelievi eccezionali effettuati a intervalli irregolari, come le tasse sulle eredità.

I contributi sociali sono.. beh, lo sapete!
L’esempio principe dei contributi sociali è l’esborso che tutti i lavoratori italiani versano all’INPS per avere (forse) un giorno la pensione.

Per sapere qual’è la pressione fiscale di uno Stato si può fare un semplice calcolo:

imposte+contributi sociali / PIL = pressione fiscale dello stato.

(NB: il PIL è il prodotto interno lordo di una nazione, ossia, detto in modo molto semplificato, è il numero che quantifica quanto possiede e produce una nazione, cioè quanto è ricca.. o povera!)

 

Tasse e percezione

Tutti noi italiani ci lamentiamo sempre delle tasse e di quanto siano alte.

In realtà il vero problema non è la pressione fiscale, ossia, quanto siano alte le tasse, ma il fatto che le tasse vengono percepite dall’italiano medio come inique.. ed, effettivamente, a volte lo sono!

Cosa intendo con “inique”: sostanzialmente, come canta un famoso rapper italiano, l’italiano medio percepisce le tasse italiane come un pizzo mafioso che, però, non dà protezione. Ossia: io pago, anche tanto, ma poi i servizi fanno schifo, niente funziona come dovrebbe e, soprattutto, quando ho bisogno di aiuto lo Stato mi abbandona.

Perché sì, mi dispiace dirlo, ma la “percezione” gioca un ruolo chiave nel discorso tasse.. e lo dico da libero professionista che di tasse ne paga tante e, probabilmente, la pensione non la vedrà mai!

 

Noi paghiamo le tasse più alte d’Europa?

Proprio parlando di percezione, uno dei cardini delle chiacchiere da bar in Italia è il fatto che da noi si paghino le maggiori tasse d’Europa.

Ebbene non è così. E, in ogni caso, non è o, almeno, non dovrebbe essere, davvero questo il cuore del problema.

Per sapere quale sia la pressione fiscale in Europa possiamo leggere la “Classifica Europea delle pressione fiscale” un documento realizzato dall’Eurostat nel 2019 (l’Eurostat è “l’ufficio statistico dell’Unione europea, è una direzione generale della Commissione europea che raccoglie ed elabora dati provenienti dagli Stati membri dell’Unione europea a fini statistici” cit. Wikipedia).
Questa classifica considera i paesi membri dell’Unione Europea + l’Islanda e la Norvegia.

Cosa emerge da questa ricerca?

Il documento è molto lungo ma, in estrema sintesi, possiamo subito vedere che l’Italia non è il paese più tassato d’Europa: se si stila la classifica dei paesi più tassati d’Europa al primo posto c’è la Francia la cui pressione fiscale complessiva raggiunge quasi il 50% (era del 48,4% nel 2018 in aumento dall’anno prima).

Vediamo i primi sette paesi della classifica per pressione fiscale in Europa:

  • Francia (48,4%, in aumento dall’anno prima);
  • Belgio (47,2%, in aumento dal 47%);
  • Danimarca (45,9%, in calo rispetto dal 46,8%);
  • Svezia (44,4%, in calo dal 44,7%);
  • Austria (42,8%, in aumento da 42,4%);
  • Finlandia (42,4%, in calo da 43,1%);
  • Italia (42%, in lieve calo rispetto al precedente 42,1%).

Per dare un dato di paragone la media europea della pressione fiscale è del 39% circa.

Consideriamo proprio questi dati per analizzare la situazione e spiegare quanto detto prima.

Nel 2018 eravamo il settimo paese come tassazione in Europa.. ma i paesi prima di noi, i primi sei per pressione fiscale in Europa, cos’hanno in comune tra loro? I servizi elargiti ai cittadini di questi sei paesi sono infinitamente superiori a quelli che la nostra mamma Italia ci dà!

Parliamo della Francia: la migliore sanità al mondo, non solo per quanto riguarda i servizi elargiti ma anche per i rimborsi.. ad esempio in Francia gli occhiali da vista li paga lo Stato, qui ce li paghiamo da soli (e non si tratta di una spesa indifferente per alcune persone!).
Sempre in Francia il sistema delle borse di studio all’università o del sostegno alla maternità con servizi di vario genere è davvero avanti anni luce rispetto al nostro..

Nei primi posti nella classifica tra gli stati dove si pagano più tasse vi sono poi ben tre paesi del nord Europa.
E, anche qui, si pagano molte tasse ma i servizi al cittadino sono notevoli: a partire dalle generose borse di studio universitarie, dai contributi mensili dati per ciascun figlio fino alla maggiore età, ai programmi gratuiti per la ricollocazione e il sostegno al lavoro.. così come gli investimenti in alcuni campi davvero importati: si pensi alla Finlandia, da anni in cima alle classifiche per la sua scuola superiore!

 

Il problema sono le tasse troppo alte?

Il vero problema non è quanto paghiamo di tasse ma quanto di queste tasse ci torni effettivamente indietro!

Perché è abbastanza logico che l’italiano medio inveisca contro lo Stato, che gli estorce migliaia di euro di tasse, quando poi deve pagare l’asilo nido per i propri figli o deve pagare alcune (esose) spese mediche (tutte spese che sono pagate dallo Stato o quasi negli altri paesi ad alta tassazione), oppure viene lasciato completamente solo se perde il lavoro.

La triste rassegnazione con cui noi lavoratori paghiamo l’INPS, consci che molto difficilmente rivedremo mai quei soldi, è un esempio di cosa non vada nel nostro paese, ma è anche un indice del fatto che non è l’alta pressione fiscale il problema.

Mi spiego meglio, voglio essere cristallina su questo punto.

Essenzialmente ci sono due sistemi:

  1. o si pagano tante tasse, ma lo Stato mamma restituisce i soldi sotto forma di servizi.. (quindi, ad esempio, l’università sarà gratis, i contributi per disoccupati alti, le pensioni garantite e dignitose, ecc..);
  2. o di tasse se ne pagano poche o pochissime e i servizi te li paghi da solo.. (quindi, ad esempio, i mezzi pubblici saranno costosissimi, le strade tutte a pagamento, l’università con tasse mediamente alte, ecc..).

.. Questo, naturalmente, al netto di servizi essenziali garantiti come l’acqua potabile o una sanità gratuita per tutti o, comunque, in qualche modo garantita dallo Stato con un sistema accessibile a tutti al di là del reddito!.. Quindi escludiamo, ad esempio, il sistema degli Stati Uniti, unico tra i paesi del primo mondo in cui se hai il cancro e non hai un’assicurazione coi fiocchi non ti curano.
Insomma, qui parliamo di diritti umani, non si discute su questo!..

Semplificando al massimo possiamo dire che queste due visioni dello stato si rifanno a due visioni politiche:

quella della destra liberale e quella della sinistra socialista.

Per fare un esempio pratico consideriamo il sistema della Svezia (alta tassazione, servizi ampi) e della Svizzera (bassa tassazione e sevizi a pagamento).

Qual’è meglio tra i due? La risposta è che dipende.
Se applicati correttamente entrambi i sistemi funzionano: si tratta, alla fine, di una scelta politica legata prima di tutto alla storia e alla cultura del paese.

Quando la cosa non può funzionare? Quando si applicano entrambi i sistemi contemporaneamente.
Ad esempio tante tasse, pochi servizi: ecco, questo non può funzionare.

 

Dove si pagano meno tasse in Europa?

In fondo alla classifica della pressione fiscale in Europa abbiamo, partendo dall’ultimo, ossia dal paese con la tassazione più bassa d’Europa:

  • Irlanda (23%) che ha la più bassa tassazione in Europa;
  • Romania (27,1%);
  • Bulgaria (29,9%);
  • Lituania (30,5%);
  • Lettonia (31,4%).

La decisione di tassare poco è legata in questi paesi ad una precisa scelta politica: si tratta di paesi poveri e privi di risorse o con un passato difficile.. abbattere la tassazione per attirare investitori stranieri è stata una scelta per alcuni quasi obbligata.

L’Irlanda ad esempio è stato per lungo tempo un paese poverissimo.
Si può dire che la detassazione sia stata una svolta per la sua economia: in particolare mi riferisco alla decisione di istituire una corporate tax del 12,5% che permette alle grandi aziende multinazionali di pagare solo il 12,5% di tasse! Per questo motivo in Irlanda hanno la loro sede europea le multinazionali come Facebook, YouTube, Google ecc..
Detto ciò l’economia irlandese non è proprio a posto: i problemi ci sono, non si tratta di un’economia solida.. se volete approfondire l’argomento potete leggere questo interessante articolo sull’economia irlandese del Sole24Ore.

 

E l’Islanda e la Norvegia?

Ah, come avrete notato non ho mai citato l’Islanda e la Norvegia: si tratta di due paesi che hanno una situazione molto particolare.

L’economia norvegese si basa sul petrolio: la Norvegia è attualmente il 15esimo produttore al mondo di petrolio.. considerate che i cittadini norvegesi hanno un credito, non un debito procapite!

Per quanto riguarda l’Islanda..
Lo stato islandese ha attraversato una terribile crisi finanziaria nel 2008-2011: le tre banche islandesi crollarono non essendo in grado di rifinanziare il debito a breve termine. Considerando le dimensioni del paese, le sue risorse e il suo sistema economico questo è stato il più grave default finanziario di una nazione mai registrato.

Per queste ragioni parleremo di Norvegia e Islanda in un’altra puntata: il discorso è lungo e preferisco approfondire con calma.

 

Il lavoro o il capitale?

Abbiamo parlato di tasse e pressione fiscale, ma credo che ci sia un altro dato importante da considerare in questo senso.

Se non è solo importante quanto si paga di tasse ma anche come vengono usati i soldi delle tasse medesime, è anche importante considerare un altro punto spesso dimenticato (anche da molti giornalisti).

Il lavoro o il capitale?

Nel periodo 1995-2010 l’Europa ha spostato la pressione fiscale dal lavoro al capitale, ossia ha diminuito le tasse sul reddito da lavoro ed aumentato le tasse sui patrimoni.
Semplificando ancora di più: meno tasse in busta paga, più tasse sugli immobili, ad esempio.

L’Italia ha fatto il contrario.

Detto questo.. ricordiamoci sempre però che si parla di una percentuale: ad esempio è vero che nel Regno Unito la percentuale di tasse sul patrimonio è la più alta d’Europa, ma è anche vero che le tasse nel loro complesso sono minori che in Italia!

 

Le tasse sul patrimonio

A livello europeo la pressione fiscale sul patrimonio è molto diversa.

Lo stato dove si pagano più tasse sul patrimonio è la Gran Bretagna (oltre il 45%), seguita dalla Francia, Lussemburgo, Belgio. E poi ci siamo noi, l’Italia, con una percentuale di poco superiore al 25%.

In fondo alla classifica vi sono, Germania (circa il 10%), Svezia, Lettonia, Slovenia, Slovacchia e Austria (queste ultime due in fondo alla classifica con una percentuale sotto il 5%).
Come si può vedere i paesi con tassazione al patrimonio inferiore sono eterogenei: ci sono paesi da un’economia forte (la Germania), paesi considerati poveri (la Slovacchia e la Lettonia) e un paese caratterizzato da un’alta tassazione generale (la Svezia).

Ma cosa si intende poi con tassa al patrimonio?

Parlando di patrimoniale tutti pensano subito a quanto accaduto in Italia nel 1992, quando il governo Amato prelevò coattivamente dai conti degli italiani il 6xmille per far fronte alla svalutazione dell’allora moneta nazionale, la lira, che aveva messo in ginocchio le casse dello Stato..
Questa però non è la sola forma di tassa patrimoniale, anzi.

Innanzitutto:

il patrimonio non sono solo i soldi liquidi sul conto corrente, ma sono anche le eredità, le transazioni finanziarie, gli immobili.

 

Ogni stato ha poi una percentuale diversa di tipi di “patrimonio”.

Ad esempio.. in Lussemburgo come in Svizzera il “patrimonio” è costituito principalmente dai liquidi sui conti correnti, nel Regno Unito sono le proprietà immobiliari a farla da padrone, in Belgio le transazioni finanziarie e le eredità (trovate i dati qui).
In Italia il patrimonio degli italiani è costituito soprattutto dagli immobili e dalle transazioni finanziarie, le eredità costituiscono una percentuale minima, mentre i liquidi sono una percentuale trascurabile.

In Italia molti pensano alla tassa patrimoniale come un qualcosa che colpisce e riguarda solo i così detti “super ricchi”.. ma non è così o almeno non del tutto.
A parte che basare la sopravvivenza economica di uno Stato sulla tassazione dei grandi patrimoni è una politica suicida (pensante veramente che chi ha 10 milioni di euro in banca non sia in grado di proteggerli??!).. ma poi..

Le tasse legate al patrimonio le pagano tutti.
Ad esempio sono tasse sul patrimonio le tasse sulle proprietà immobiliari come l’IMU (che, certo non si paga, per ora, sulla prima casa, ma è salata sulla seconda.. e considerando che le proprietà immobiliari sono il mezzo più sicuro di investimento per coloro che non hanno competenze finanziare..) o le tasse di successione (che certo è gratis al di sotto di, mi pare, 1 milione di euro per l’eredità diretta come da genitori/figli, ma è prevista per le eredità di qualsiasi entità, anche poche migliaia di euro, per tutti gli altri casi!.. Quindi se vostra zia o il vostro convivente vi lascia la casa dovrete dare al fisco quasi il 10% del valore della stessa!).

Facciamo un esempio per chiarire.
Il pensionato a reddito medio che eredita la piccola casa di proprietà della zia si troverà a pagare l’8% di tassa di successione e l’IMU sulla seconda casa.. casa che magari affitta per compensare la pensione non proprio principesca. Giusto per dare una fotografia di uno scenario possibile.
A questo punto so cosa tutti state pensando: ma il pensionato del mio esempio avrà un figlio il cui stipendio da lavoro dipendente o autonomo è strangolato dal fisco, perché se non si tassa il patrimonio si tassa, per forza, il lavoro. Vero.

E allora?

 

Dividi et impera

A me viene in mente un detto latino: dividi et impera (separa e domina).

Mentre noi litighiamo su chi sia messo peggio e su chi debba aprire il portafogli, chi non lo ha mai aperto (ossia chi evade) o chi vive di attività illecite (e che, tra le altre cose, evade pure lui) ride.

Combattere seriamente l’evasione fiscale e limitare gli sprechi dello Stato dovrebbero essere al primo posto tra le priorità di un governo, molto prima di chiedere ai cittadini di decidere chi si debba sacrificare e saltare dalla barca che affonda.

La politica, insomma, e qui scusate ma do un giudizio personale, dovrebbe ragionare e fare piani per garantire il benessere dei successivi decenni e non tappare i buchi per arrivare (forse, se tutto va bene) a martedì mattina!

Inoltre forse sarebbe il caso di utilizzare bene i soldi delle nostre tasse, magari con politiche del lavoro e della famiglia lungimiranti e moderne (e per famiglia non intendo solo la classica famiglia con madre-padre-bambini, ma tutte le famiglie!!), prima di scannarci su da dove debbano venire le suddette tasse.

 

 

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