La scuola: Italia VS Europa

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La scuola: Italia VS Europa

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Dato che siamo in periodo di inizio scuola (nb: settembre 2020) la puntata di oggi è dedicata alla scuola in Europa e alle sue statistiche!

E sì perché si parla sempre molto delle statistiche, si fanno paragoni tra la scuola italiana e quella di altre nazioni, spesso se sottolineare la sua inadeguatezza, ma si finisce anche per fare una grande semplificazione, paragonando patate con cammelli (sì non carote, proprio un altro regno tassonomico: vegetali e animali!!) e finendo per sminuire molto di quello che abbiamo.

 

Il ciclo scolastico in Europa

La scuola in Europa oggi è piuttosto uniforme.

Vi sono le elementari, che in molti paesi includono i primi due anni delle nostre medie.

Poi le superiori che includono l’ultimo anno delle nostre medie e la nostra scuola superiore. La scuola superiore è quasi ovunque strutturata un po’ come da noi: scuole professionali, istituti tecnici e licei (ossia le scuole che danno un titolo per l’ammissione all’università).

Poi c’è l’università che, quella si, è praticamente identica ovunque: laurea breve triennale, specialistica di due anni e dottorato (oppure corsi a ciclo unico e dottorato).
Ah, tra l’altro: se avete una laurea triennale e una specialistica non avete due lauree ma semplicemente una laurea completa!! Ci tengo a precisarlo dico perché ho un’amica che lavora nelle risorse umane e, in ufficio, vi è un “muro della vergogna” dedicato a esporre i cv in cui viene scritto “ho 2 lauree” per indicare triennale+specialistica. Quindi: attenzione..

Ma torniamo a noi!

 

Lettura, matematica e scienze

Cercando su Google statistiche sulla scuola italiana si incappa subito in una valanga di articoli che trattano di quanto scarse siano le competenze degli studenti italiani in matematica, scienze e lettura.

Si può avere una fotografia della situazione leggendo il PISA – Programme for International Student Assessment ossia il Programma per la Valutazione Internazionale degli Studenti del 2018 (che è il più recente perché viene fatto ogni 3 anni).

Il PISA sarebbe un’indagine triennale che valuta in quale misura gli studenti di 15 anni di diversi paesi del mondo hanno acquisito le conoscenze e le competenze chiave essenziali per la piena partecipazione alla società.

L’analisi si concentra sulle competenze in lettura, matematica e scienze.

Le nazioni del mondo presi in considerazioni sono i paesi membri dell’OCSE (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che è un’organizzazione internazionale di studi economici per paesi sviluppati aventi in comune un’economia di mercato; ne fanno parte stati con PIL pro capite alto. più Messico e Turchia che hanno un PIL pro capite medio alto.

A questo proposito vi è anche un interessante rapporto della Commissione Europea (in inglese) che discute e analizza i risultati del PISA relativamente ai soli paesi europei.

Leggendo questo report si scopre che gli studenti di 15 anni italiani hanno ottenuto un punteggio inferiore alla media sia OCSE che europea, quindi la media degli soli stati europei, in lettura e scienze.

Gli studenti italiani risultato invece in linea con la media OCSE in matematica.

Tra l’altro la prestazione media dell’Italia è diminuita, dopo il 2012, in lettura e in scienze, mentre si è mantenuta stabile (e al di sopra del livello osservato nel 2003 e 2006, quindi è migliorata) in matematica.
Il rendimento in lettura è diminuito in particolare tra le ragazze ma è rimasto stabile tra i ragazzi.
Il rendimento in scienze è diminuito in modo più marcato tra gli studenti con i risultati più elevati, in misura simile sia per i ragazzi sia per le ragazze

 

L’istituzione scolastica italiana

Prima di discutere questi dati è bene sottolineare un fatto: nonostante le numerose e schizofreniche riforme la scuola superiore italiana è rimasta fondamentalmente invariata dai tempi della Riforma Gentile.

Cos’è la Riforma Gentile cos’è?
La Riforma Gentile è una serie di atti normativi del Regno d’Italia che costituì una riforma scolastica organica varata in Italia. Prese il nome dall’ispiratore, il filosofo neoidealista Giovanni Gentile, Ministro della Pubblica Istruzione del governo Mussolini nel 1923, che la elaborò assieme a Giuseppe Lombardo Radice. Questa riforma prevedeva la formazione classica e umanistica, cui venne dato ampio spazio nel nuovo ordinamento, come unico mezzo di istruzione per formare le future generazioni. (citazione da Wikipedia in lingua italiana, voce Riforma Gentile)

Quindi, in sostanza, la nostra scuola superiore ha una forte impronta umanistica. E non sto parlando del solo liceo: lo stesso discorso vale anche per l’istituto tecnico anche se, ovviamente, in modo meno marcato.

Inoltre, vi faccio notare, di fatto noi abbiamo una scuola che nella sua reale sostanza è immutata dal 1920: direi che questo ultimo dato è molto interessante.

 

Una scuola umanistica che non insegna a leggere?!?

Polemiche a parte, la forte impronta umanistica della nostra scuola superiore va però a cozzare con i risultati dell’indagine PISA prima citata: se l’impronta umanistica della scuola superiore italiana è preponderante come è possibile che i risultati degli studenti italiani siano nella media in matematica e sotto la media nella lettura?

Innanzitutto: come viene valutata la lettura nel test PISA?

Viene dato un testo e vengono fatte delle domande per vedere se l’esaminato è in grado di estrarre informazioni dal testo stesso e utilizzarle.

Una parte del test prevede anche una ricerca su Google, al fine di sapere interpretare i risultati e le informazioni trovate, valutarne l’attendibilità e utilizzarle in un altro contesto.

Considerando questo, avendo insegnato in passato sia in Italia che all’estero, a me non stupisce affatto il risultato negativo del test: molti studenti leggono poco al di fuori dei testi scolastici e la scuola è ancora ferma a metodologie e testi d’altri tempi per quanto riguarda i libri e la lettura. Inoltre, spesso, i tentativi di innovazione sono goffi o intellettualmente discutibili: o si consiglia ad un 15enne di leggere il Piccolo Principe o gli si dà l’ultimo libro blockbuster italiano dal livello culturale dei cinepanettoni..

Per quanto riguarda il web ho potuto constatare personalmente che se è vero che sono dei maghi dei social, molti adolescenti italiani non hanno idea di come usare la rete per trovare informazioni e, spesso, non sanno leggere tra le righe e hanno una ingenuità quasi commovente nel giudicare l’attendibilità di ciò che leggono!

In linea generale poi è certamente vero che la scuola italiana è ancora molto nozionistica.
Detto ciò io non lo ritengo del tutto un punto a suo sfavore perché, volente o nolente, il nozionismo è alla base dell’apprendimento in quasi tutte le materie: ad esempio non posso sperare di imparare una lingua se non imparo a memoria i vocaboli, i verbi irregolari ecc..

 

E le altre nazioni europee?

Per capire questo risultato negativo italiano è bene dare un’occhiata al rapporto citato prima, ossia il rapporto della Commissione Europea che discute e analizza i risultati relativamente ai soli paesi europei.

Le nazioni europee con risultati più alti in lettura sono: l’Estonia, l’Irlanda, la Finlandia, la Polonia, la Danimarca e il Regno Unito (in quest’ordine).

Leggendo on line gli articoli in italiano che trattano di un paragone tra le nazioni europee su questo punto vengono citate solo l’Estonia e la Finlandia.. anzi l’Estonia viene di solito citata solo di sfuggita e tutti si concentrano solo sulla Finlandia.. Perché?

 

Il mito della scuola del nord Europa

È un po’ il mito delle scuole nordiche, mito alimentato anche dai media dei paesi nordici (Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia..): la scuola nordica, si dice, è la migliore perché è innovativa, tutta digitale, non si fanno compiti, non si danno voti..

Io ho lavorato un anno in Norvegia come insegnante e posso dirvi che non è proprio così!
Certo è vero che non si assegnano i voti con il sistema italiano, ma lo studente viene valutato eccome!
Poi è, in parte ma solo in parte, vera la questione dell’assenza dei compiti.. ma va detto che la scuola dura a volte tutte il giorno o, comunque, più ore di quella italiana. Il lavoro da fare a casa non si chiama compito ma progetto, ma, in ogni caso, il concetto permane: tu avrai da fare qualcosa a casa e il carico di lavoro sarà maggiore in proporzione all’età dello studente e, spesso, al tipo di scuola frequentata.

Detto ciò è innegabile che nelle scuole nordiche si studi meno a livello di nozioni e venga lasciata molta libertà allo studente, ossia: se vuoi studi se no problemi tuoi! Che suona tanto bello, però poi se non impari non troverai un lavoro decente e/o non andrai all’università.. non a caso nelle università nordiche gli stranieri, spesso altri europei, sono tantissimi!

Relativamente alla Norvegia, realtà che conosco personalmente, posso dire che da un punto di vista pratico il sistema scolastico così strutturato si manifesta in un livello culturale disomogeneo nella popolazione e, in generale, e qui mi spiace dirlo, in una certa tolleranza della superficialità: ossia ho studiato 5 minuti un argomento, lo conosco per sommi capi, ma credo di essere un esperto perché ne so parlare un po’.. poi, però, se si scava un po’ c’è il nulla!

Spesso infatti la scuola nordica si basa sui famosi report. Facciamo un esempio per spiegarci meglio..
Invece di studiare la seconda guerra mondiale faccio una ricerca con una bella presentazione Powerpoint della guerra e la espongo alla classe in un quarto d’ora. Quindi: se io mi sono appassionato alla cosa avrò letto molto, mi sarò documentato e avrò approfondito e la cosa sarà stata certo più utile di imparare a memoria la cronologia delle guerra come facciamo noi.. ma se io la ricerca l’ho scopiazzata da internet o me la sono fatta fare non ho imparato nulla e, ancora peggio, mi illudo di saperne qualcosa anche ne ho solo accarezzato la superficie!

Non a caso gli studenti stranieri che passano un anno di studi nei paesi nordici spesso si stupiscono di quanto sia facile la scuola là.. ma anche di quanto denaro venga investito a livello statale nell’istruzione, soprattutto ma non solo a livello di materiali e di formazione dei docenti.

Detto ciò non voglio, per carità, sminuire in toto la scuola nordica: a mio modesto parere, infatti, sarebbe bene prendere degli spunti da loro ma non sminuire del tutto il nostro famoso nozionismo che, ricordo, produce risultati eccellenti all’università.

La scuola nordica, così come quella di lingua inglese (Regno Unito e Irlanda), è perfetta per affrontare un test come il PISA: forma persone in grado di cercare velocemente informazioni on line, analizzarle e rielaborarle.

Gli studenti italiani, all’opposto, sono carenti soprattutto in questo: non sono abituati a cercare autonomamente le informazioni e mettere insieme fonti diverse.

 

L’Estonia: la migliore scuola d’Europa

Come abbiamo visto, secondo il PISA la scuola migliore d’Europa è quella dell’Estonia, dato che i suoi studenti sono quelli che ottengono i risultati più alti.

L’Estonia è un paese piccolo e non certo ricco ma è fortemente informatizzato, inoltre la nazione ha investito moltissimo nell’istruzione sia a livello finanziario che sociale, arrivando ad aumentare in modo esponenziale il numero di persone coinvolte nell’apprendimento, non solo per quanto riguarda la scuola dell’obbligo ma anche l’apprendimento in età adulta.

 

E la Polonia?

Abbiamo citato la Polonia: tra i primi nella top6 del PISA..

Questo è un caso complesso, per ora vi dirò solo questo: la scuola polacca è davvero molto ma molto impegnativa.

Diciamo che è simile a quello che doveva essere la scuola italiana negli anni 50: molto nozionistica e molto selettiva.

A questo si unisce una forte pressione sociale, soprattutto a livello famigliare, perché lo studente mantenga un alto rendimento, com’era appunto anche da noi anni fa.. insomma: gli studenti polacchi hanno i genitori che ho avuto io, non il genitore comprensivo moderno!

 

La scienza, questa sconosciuta!

Gli studenti italiani sono al di sotto della media, sia generale che europea, anche in scienze.

Per quanto riguarda la scienza il gap è maggiore rispetto alla media OCSE, oltre che in peggioramento negli anni: alcuni anni fa, infatti, i nostri risultati nazionali erano migliori.

Le nazioni europee con risultati più alti in scienze sono: Estonia, Finlandia, Polonia, Slovenia, Irlanda, Regno Unito (in quest’ordine)..

Devo dire che il risultato al di sotto della media europea dell’Italia per quanto riguarda la scienza non mi stupisce.

In Italia si dedica molto poco tempo alla scienza nella scuola superiore, paradossalmente anche se si fa il liceo scientifico.

Ricordo che, almeno quando il liceo scientifico l’ho fatto io, il numero di ore totale, nell’arco degli anni di studi, dedicate allo studio delle scienze naturali o della chimica era nettamente inferiore a quello dedicato, ad esempio, al latino.. il che è assurdo trattandosi di un liceo ad indirizzo scientifico! Adesso le cose sono cambiate, certo.. ma neanche poi tanto, soprattutto se si paragona lo stesso tipo di percorso di studi con quello corrispettivo di altre nazioni.

Inoltre c’è la discontinuità con cui si studia la scienza in tutta la scuola superiore: si studia un po’ di scienze naturali, un po’ di anatomia, un po’ di chimica, un po’ di biologia..
Insomma, la scienza è un po’ la sorella brutta, poco importante, e nelle ore di scienze, circa 4 a settimana, si mescola tutto cambiando, di fatto, completamente materia ogni anno: si passa dalle scienze naturali alla chimica da un anno all’altro.. ma si studia, ad esempio latino.. ma anche o fisica o filosofia o arte.. per anni in modo continuativo!.

Francamente io ho sempre pensato che lo studio della natura e del corpo umano fosse fondamentale per una persona.
Posso anche non aver mai letto una poesia di Ungaretti o i testi di Cicerone.. o non aver mai svolto un esercizio di fisica.. e vivere lo stesso. Ma, magari, sapere cosa sono e come funzionano le vitamine o dove sia il mio fegato e a cosa serva potrebbe davvero fare la differenza per la mia qualità di vita.
D’altronde non tutti siamo tenuti a leggere Cicerone o a costruire macchine ma, tendenzialmente, tutti abbiamo un fegato e abbiamo bisogno del giusto apporto di vitamine per vivere.

Certo, direte voi, la scienza non è solo biologia e chimica: c’è anche la tecnologia.
Meglio ancora!
Quanti 15enni sanno programmare in HTLM? E quanti tra voi lo sanno fare? (ovviamente fatto salvo coloro che programmano per lavoro o hanno un percorso di studi post diploma attinente..).

A mio parere poi, parlando di scienza, sarebbe doveroso insegnare a scuola il metodo scientifico e almeno le basi della statistica (altra grande esclusa della scuola italiana, pur essendo una delle materie più importanti!).

Alla luce di tutto questo quindi, sì non c’è da stupirsi che i risultati degli studenti 15enni italiani siano al di sotto della media!

 

Licei, istituti tecnici e scuole professionali

Tornando ai dati dell’indagine PISA, va sottolineato che vi è una differenza tra le regioni italiane, oltre che tra i tre diversi tipi di scuole superiori: professionali (che sono quelle messe peggio), istituti tecnici e licei. E la differenza è molto marcata

Ad esempio per quanto riguarda la lettura:

nei licei gli studenti al di sotto della media sono una minoranza (meno del 10%),
negli istituti tecnici sono il quasi il 30%,
negli istituti professionali sono oltre il 50% (dato per me spaventoso: una persona su due!!!).

Vi è poi una differenza seppur parziale di genere: le ragazze sono lettrici migliori ma vanno, in media, peggio in matematica.. anche se questo è probabilmente dovuto ad un fattore culturale.
Per quanto riguarda la scienza invece non ci sono differenze tra maschi e femmine.

A fianco di questi dati c’è poi sempre il problema dell’abbandono scolastico, di cui abbiamo parlato qui, che nel nostro paese sta aumentando: negli ultimi due anni ha raggiunto la preoccupante percentuale del 14,5%.

Ci sono poi i famosi NEETs ossia coloro, tra i 18 e i 24 anni che non studiano né lavorano.
I NEETs sono un problema molto serio anche perché costituiscono il 15-20% degli italiani tra i 18 e i 24 anni nel centro nord e il 30% e oltre al sud.. in alcune regioni raggiungono il 40%: una delle percentuali più alte d’Europa, maggiore di quella di alcune regioni della Macedonia, dalla Bulgaria e della Turchia.

 

Davvero la scuola Italiana e i suoi studenti fanno così schifo??

Ma a questo punto sorge spontanea una domanda.

Se è vero che le cose vanno male, che la scuola cade a pezzi, che noi siamo così scarsi.. com’è che i laureati italiani trovano così facilmente lavoro all’estero?

(.. laureati che, come abbiamo visto, sono molti meno di quelli che devono essere: il 27,5%, una delle percentuali più basse d’Europa, la cui media è del 40%!).. 

Perché se la nostra scuola è così vecchia e obsoleta, i nostri studenti così scarsi.. com’è possibile che 244mila italiani, di cui la metà con titolo di studi medio alto (dati ISTAT), siano emigrati e restati all’estero negli ultimi 5 anni?

No, perché, mi chiedo, tutte queste persone non si sono semplicemente trasferite, ma hanno trovato un lavoro all’estero e, magari, messo su famiglia. Questa gente non tornerà o almeno non lo farà nel breve.

Tutti si concentrano sul perché i nostri “cervelli in fuga” se ne siano andati ma nessuno centra un altro punto secondo me fondamentale: come sono approdati nello stato estero? Come hanno fatto a restare?

Come hanno trovato all’estero un lavoro più o meno stabile ed economicamente maggiormente remunerativo e/o con maggiori prospettive?

Perché, mi chiedo, se come dicono tutti va tutto male, la scuola Italiana è uno schifo e siamo tutti molto scarsi.. allora tutte queste aziende straniere fanno beneficenza?

Ho cercato sul sito dell’ISTAT e in rete dati statistici che potessero approfondire e chiarire questa incongruenza ma non ne ho trovati.. quindi, chissà, forse siamo solo scarsi nei test!

Oppure la scuola italiana, soprattutto a livello di scuola professionale, quella messa peggio e che tira giù la media, si è semplicemente adeguata ad un mercato del lavoro, quello italiano, sempre più di basso livello in cui più che lavoratori si cercano automi per svolgere mansioni ripetitive.

O forse è anche un problema culturale.

Se voi avete un’opinione in proposito supportata da fatti e dati vi ascolto: lasciate un commento o scrivetemi!

 

 

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