I luoghi abbandonati d’Europa

Podcast di viaggi in Europa

I luoghi abbandonati d’Europa

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Dato che è estate, al momento in cui registro questa puntata del podcast siamo nel luglio del 2020, e d’estate in tv danno solo film horror ho pensato che i luoghi fantasma, i luoghi abbandonati potessero essere un argomento adatto al periodo!

Sono tante le costruzioni, moderne e antiche, che giacciono abbandonate e dimenticate: palazzi coperti di vegetazione, strutture industriali in decadenza, edifici dimenticati.

Il problema degli edifici abbandonati è grave in Europa e nel mondo.

In Italia Secondo l’ISTAT sono 50mila i palazzi di importanza storica in stato di abbandono.. e sono pochi se si considera che le strutture industriali abbandonate sono ben 130mila: occupano il 3% del territorio italiano, raggiungendo una dimensione pari a quella della regione Umbria!
Nella sola Milano vi sono 12 milioni di metri quadrati di uffici in disuso.

Oltre allo spreco immane, va considerato il così detto “consumo del suolo”: se da un lato vi sono chilometri quadrati di edifici abbandonati, d’altro canto vi è un costante consumo del territorio.. ossia si tagliano alberi e si distruggono aree naturali più o meno selvagge, o comunque non occupate dall’uomo, per costruire nuovi edifici, mentre si lasciano migliaia di edifici in rovina.
Inoltre spesso sarebbe più saggio ristrutturare le strutture già esistenti e, quando questo non è possibile, sarebbe certamente più logico e ecosostenibile abbattere gli edifici fatiscenti e abbandonati (non tutti ovviamente hanno importanza storica) e costruire nuovi edifici lì, invece di radere al suolo un bosco!!

Il consumo del suolo è un dato in crescita continua in Italia e in Europa ed è preoccupante soprattutto per l’indifferenza con cui viene visto da molte istituzioni politiche: il suo impatto ambientale è enormemente sottostimato, il costo in termini di salute della natura e di noi stessi umani ignorato.

Un esempio su tutti, non italiano.

Se siete stati a Rodi, l’isola greca dell’arcipelago del Dodecaneso, avrete sicuramente visitato le belle spiagge della costa est.
Sulle spiagge non sono pochi i locali abbandonati: costruiti spesso a ridosso del mare, mangiando letteralmente la spiaggia e la natura circostante, essi sono sopravvissuti poche stagioni e poi sono stati abbandonati rovinando una parte della spiaggia e trasformando un bel luogo in un posto squallido e sporco.

Polemiche a parte.. come detto sono tantissimi i luoghi abbandonati in Europa e in Italia: qui ne vedremo sono una piccola selezione, quelli più curiosi, più interessanti e in un certo senso più affascinanti.

 

Il monumento di Buzludzha (Bulgaria)

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Il monumento di Buzludzha, la casa-monumento del partito comunista bulgaro, Bulgaria.

Partiamo con ciò che resta del comunismo!

Con il dissolvimento dell’URSS la geo politica europea è cambiata e in molti paesi dell’Est vi è stato un vero e proprio terremoto a livello politico: il comunismo si è sbriciolato.
Gli edifici però sono fatti in acciaio e pietra e sono più resistenti delle ideologie!

Il monumento di Buzludzha, la casa-monumento del partito comunista bulgaro, è sito sul monte omonimo alto ben 1440 metri, nei monti Balcani: venne costruito qui perché questo è il luogo simbolo dell’indipendenza bulgara, qui i bulgari nel 1868 combatterono e vinsero gli invasori ottomani.

Il monumento venne iniziato nel 1974, terminato nel 1981 e abbandonato nel 1991.

La struttura è molto particolare: è a forma di disco in vetro e acciaio, pare un disco volante, largo 50 metri e ha una torre alta 70 metri al suo centro. Gli interni sono (erano) decorati con dettagliati enormi mosaici: i mosaici descrivevano la storia del partito comunista e un’enorme falce e martello campeggiava al centro della cupola; i mosaici coprivano anche parte della struttura esterna. Sempre all’esterno vi erano delle stelle larghe ben 12 metri fatte di vetro.

Per costruirlo vennero usate 70.000 tonnellate di calcestruzzo, 3.000 tonnellate di acciaio e 40 tonnellate di vetro.

Purtroppo negli anni l’edificio è stato saccheggiato: molti materiali di valore, come il ferro, sono stati rubati, i mosaici in parte smontati e il suo interno vandalizzato.
Di questo edificio, considerato un capolavoro dell’architettura quando venne costruito, oggi resta solo uno scheletro fatiscente. Oggi è in progetto un restauro.

Attenzione: il monumento di Buzludzha non va confuso con la casa del partito comunista bulgaro di Sofia, capitale della Bulgaria, che, tra l’altro, è stata ristrutturata e che oggi ospita degli edifici governativi.

 

Pripyat, la città di Chernobyl (Ucraina)

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Pripyat, la città di Chernobyl, Ucraina.

Pripyat è una città Ucraina della regione di Kiev, vicino al confine con la Bielorussia (che è solo a 15 km) e, soprattutto, a soli 3 km dalla centrale nucleare di Chernobyl. La città si trova a 100km da Kiev, capitale dell’Ucraina.

La città di Pripyat venne costruita nel 1970, come luogo di residenza per i lavoratori della vicina centrale nucleare di Chernobyl e delle loro famiglie: la città era molto bella e con un tenore di vita elevato. Ricordo che all’epoca l’Ucraina era parte dell’Unione Sovietica

Il 26 aprile 1986 il reattore n 4 della centrale nucleare di Chernobyl esplose: si tratta di quello che è passato alla storia come del disastro di Chernobyl.

L’intervento, indubbiamente coraggioso, dei vigili del fuoco che tentarono di spegnere l’incendio fu immediato: tra l’altro essi agirono senza avere a disposizione le protezioni necessarie contro le radiazioni e molti di loro morirono nelle settimane successive in seguito alle radiazioni.

Fu altrettanto immediato quanto inutile l’intervento del governo sovietico che cercò di nascondere l’accaduto.
Il giorno dopo, il 27 aprile, la nube radioattiva prodotta dal reattore in fiamme giunse in Svezia: i lavoratori di una centrale nucleare svedese fecero scattare gli allarmi della centrale dove lavoravano a causa dell’alto livello di radioattività dei loro vestiti. Supponendo che la centrale svedese avesse una perdita vennero eseguiti dei controlli e, nel giro di poco, si capì che le radiazioni non venivano dalla centrale ma dall’aria esterna.
Nel frattempo nel resto d’Europa i rilevatori di radiottività sembravano impazziti: così il governo sovietico fu costretto ad ammettere che c’era stato un incidente.


Nella notte del 27 aprile si decise di evacuare la città di Pripyat e una zona in un raggio di 10 km dalla centrale nucleare (raggio che verrà poi ampliato a 30 km): migliaia di persone dovettero lasciare la propria casa, la sola Pripyat aveva allora 49mila abitanti.

Oggi Pripyat è una città fantasma: la natura ha preso il controllo e sono stati avvistati animali, come orsi o lupi, ferocemente cacciati in altre zone, vivere qui, nei palazzi ora disabitati.
La radiottività della città (all’aperto) oggi è minore, anche se si tratta sempre di un luogo non proprio salutare.

Pripyat è oggi oggetto di turismo: nel 2017 ben 50mila persone l’hanno visitata!

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La ruota panoramica di Pripyat, la città di Chernobyl, Ucraina.

Tra i luoghi più iconici della città vi è il parco divertimenti: nuovissimo, appena costruito, doveva essere inaugurato il 1 maggio 1986, 4 giorni dopo il disastro di Chernobyl. L’inaugurazione non avvenne mai e oggi il parco è abbandonato.
La sua ruota panoramica, simbolo del disastro, venne attivata per la prima volta nel 2017 da alcuni turisti.

Il turismo a Chernobyl è interessante ed è una realtà che non conoscevo: così ho intervistato una vera esperta in materia, Francesca Gorzanelli, fotografa, che per lavoro da tempo si reca a Chernobyl più volte all’anno. Trovate qui l’intervista.

 

The Maunsell Sea Forts (Regno Unito)

The Maunsell Sea Forts, ossia le Fortezze Marittime di Maunsell, in Inghilterra, chiamate così in onore dell’ingegnere che le aveva progettate, erano delle fortezze marittime costruite negli estuari dei fiumi Tamigi e Mersey durante la seconda guerra mondiale, per difendere la nazione dalla possibile invasione nazista. Effettivamente fecero il loro lavoro per difendere le isole britanniche durante la guerra: abbatterono aerei e affondarono motosiluranti nemici.

Le torrette erano 7 e vennero chiamate U1, U2 ecc.. dove U stava per Uncle, zio, dal nome del progetto.

Negli anni ’50 il sistema di difesa venne dismesso.
Tra il 1950 e il 1960 due torrette, la U5 e la U7, vennero distrutte in seguito ad incidenti (collisioni con navi); la U3 abbattuta da una tempesta; la U2 venne distrutta dalla marina militare inglese perché ormai pericolante.

Negli anni ’60 nelle torrette superstiti venne stabilita la sede di alcune radio pirata che trasmettevano musica rock e programmi sboccati.
A questo proposito consiglio il bel e molto British film “I love Radio Rock” in originale “The Boat That Rocked”, un film del 2009 scritto e diretto da Richard Curtis.

Nel 1967 Paddy Roy Bates, un conduttore radiofonico nonché ex militare (era stato maggiore dell’esercito britannico nella seconda guerra mondiale), occupò una delle torrette fondando il Principato di Sealand (ossia il Principato di Terra del Mare) e lo proclamò micronazione indipendente.. tra l’altro proprio micro: la superficie è di 0,004 km2!
La storia di questo microstato è curiosa: nel 2000, tra le altre cose, propose di dare asilo a Napster, il programma di file sharing..
Il suo fondatore è morto nel 2012, all’età di 91 anni e il suo primo figlio ha ereditato la carica di “principe di Sealand”.
Una curiosità: quando nel Regno Unito è passata la Brexit per uscire dall’Unione Europea molti britannici hanno richiesto, per protesta, la cittadinanza al Principato di Sealand!

 

Il complesso di El Quiñón (Spagna)

In Spagna sono poi tanti i complessi residenziali costruiti durante il boom edilizio del 2008-2013: simbolo di questa colossale e disastrosa opera edilizia, così come del fragile mercato immobiliare spagnolo, è El Quiñón – Residencial Francisco Hernando di Seseña.

L’immensa struttura è oggi abbandonata: solo 3mila appartamenti dei 13.500 previsti sono stati finiti e venduti e i lavori mai del tutto ultimati (gli allacci ad acqua e elettricità non sono mai stati fatti). Non sono pochi, poi, i problemi ambientali causati dalla sua costruzione, tra cui un grande incendio scoppiato nel 2016.

Nonostante i tanti illeciti emersi in seguito allo scoppio della bolla immobiliare nessuno ha mai pagato per questo e altri mostri ecologici.
Lo stesso Francisco Hernando, il costruttore di questo complesso residenziale, si è semplicemente trasferito in una ex colonia spagnola in Africa.. dove, tra l’altro, è morto di coronavirus ad aprile del 2020.

 

Altri luoghi abbandonati europei

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Stazione radio per lo spionaggio sul Monte del Diavolo, Berlino, Germania

A Berlino, in Germania, vi è il famoso parco giochi vicino al Cimitero dei Suicidi e, soprattutto, la stazione radio per lo spionaggio della DDR costruita durante la guerra fredda sulla collina artificiale di Teufelsberg, ossia Monte del Diavolo.. collina tra l’altro costruita con 26 milioni di metri cubi di macerie della seconda guerra mondiale.

A Cipro c’è poi Varosia, un quartiere di Famagosta, abbandonato in tutta fretta dai suoi abitanti nell’agosto del 1974 quando l’esercito turco invase l’isola: il quartiere venne circondato da un recinto di filo spinato ed è tutt’oggi abbandonato.

Arrivando in Italia.. come detto qui vi sono tantissimi edifici abbandonati, alcuni anche di valore storico: palazzi, chiese, ex manicomi.. ma anche uffici, negozi, fabbriche e intere cittadine!
Forse i due più interessati e famosi luoghi abbandonati sono la cittadella di Alessandria in Piemonte e il Castello di Sammezzano in provincia di Firenze, in Toscana

 

 

Ascolta “Ep50 – I luoghi abbandonati d’Europa” su Spreaker.

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