L’eruzione di Santorini e il terremoto di Lisbona

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L’eruzione di Santorini e il terremoto di Lisbona

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Dopo aver dedicato la puntata numero 28 del podcast e relativo articolo all’influenza spagnola, ho deciso di dedicare un’altro articolo a dei fatti storici, in particolare ad altri due eventi disastrosi della storia europea: l’eruzione del vulcano di Santorini e il terremoto di Lisbona.

Iniziamo con il più antico: l’eruzione.. o meglio, l’esplosione del vulcano di Santorini.

 

L’eruzione del vulcano di Santorini (1627 a.C.)

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Caldera di Santorini, Grecia. Tutti i diritti riservati © foto realizzata dall’autrice del blog.

L’isola di Santorini si trova in Grecia ed è forse la più famosa isola delle Cicladi.
Originariamente l’isola era costituita da un vulcano che emergeva dal mare: questo fino al 1627 a.C.!

Nel 1627 a.C. dopo una serie di terremoti, avvenne la più grande eruzione vulcanica documentata della storia: il vulcano di Santorini eruttò ed esplose.

Le conseguenze furono terrificanti: 30 km³ di magma si riversarono su Santorini e una colonna di cenere alta quasi 40 km invase il cielo oscurando il sole.

L’esplosione del vulcano cambiò l’aspetto di Santorini: la parte centrale dell’isola sprofondò in mare, creando la meravigliosa caldera.
Se oggi si guarda Santorini dall’alto si può vedere chiaramente che essa è il frammento di una bocca del vulcano esploso e semi sprofondato in mare: le belle città di Fira e Oia sorgono sull’orlo di quella che era la bocca del vulcano.

Questo evento ebbe conseguenze a lungo termine: ad esso infatti seguì un inverno buio e freddo che durò quasi un anno.

L’eruzione e le sue conseguenze furono sentite in tutto il mondo.
Prima tra tutti nella vicina isola di Creta che venne sconvolta da distruttivi tsunami e la cui civiltà venne, probabilmente, irrimediabilmente compromessa: ancora oggi non sappiamo di preciso se sia questo il motivo della sparizione della civiltà minoica, ma la coincidenza di date, purtroppo, danno adito a supposizioni credibili.

Molti popoli nel mondo lasciarono testimonianze scritte, giunte fino a noi, dei mutamenti climatici (e sociali!) causati dall’esplosione.
Nella lontana Cina gli Annali riportarono
 un’inspiegabile e improvvisa assenza della luce del sole, con conseguente terribile carestia, che imperversò per quasi un anno.
Il boato provocato dell’esplosione fu udito in varie regioni nord africane e in tutta Europa. In Scandinavia le leggende, giunte fino a noi, lo ritennero il suono provocato dal martello del dio Tor!

L’esplosione del vulcano di Santorini è considerata una delle più violente della storia del pianeta Terra: secondo alcuni studi, arrivò a spostare di alcuni gradi l’asse terrestre.

 

Akrotiri

La terrificante eruzione del vulcano di Santorini ha cristallizzato nel tempo e permesso di giungere fino a noi n’antichissima città portuale risalente all’età del Bronzo: Akrotiri.

Akrotiri venne costruita dalla raffinata civiltà minoica che abitata l’isola di Santorini al momento dell’eruzione.. o meglio fino a poco prima: gli abitanti di Santorini evacuarono l’isola qualche mese prima dell’eruzione, in seguito ai sempre più frequenti terremoti. Non tornarono mai più.

La scoperta di Akrotiri e l’inizio degli scavi risalgono al 1867, ma la città rivide la luce del sole solo nel 1967.
Gli scavi di Akrotiri sono tutt’ora in corso: si stima che solo il 5% della città sia stata attualmente scoperta, si suppone che essa occupasse 200.000 m²!

Akrotiri è considerata la Pompei dell’Egeo.

A differenza di Pompei, però, qui non sono stati trovati scheletri umani né di animali, così come non sono stati trovati oggetti di valore o preziosi: in tutto l’enorme sito fin’ora esplorato è stato trovato un solo singolo oggetto d’oro, di ridotte dimensioni, sotto un pavimento (probabilmente caduto accidentalmente e lì dimenticato).
Per contro sono state trovate tracce di riparazioni in corso: secchi contenenti calce e pile di mattoni vicino a muri in via di ricostruzione..

Evidentemente gli abitanti stavano riparando i danni dopo un terremoto, quando sono stati sorpresi da nuove scosse e hanno così deciso di abbandonare l’isola per sicurezza: l’evacuazione è stata abbastanza rapida da far lasciare oggetti comuni in predicato d’uso (come cibo nei magazzini e, appunto, secchi di malta vicino a muri in restauro), ma anche abbastanza ordinata da permettere di portare via tutti gli oggetti di valore e non lasciare indietro né esseri umani né animali.

Com’era Akrotiri?

La città era enorme e molto moderna: sorprende immaginare una società così evoluta nell’età del Bronzo!

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Akrotiri, isola di Santorini, Grecia. Tutti i diritti riservati © foto realizzata dall’autrice del blog.

La città era costituita da alti e lussuosi edifici di più piani affiancati in vie strette, probabilmente così realizzate per difendersi dal vento, che si aprivano in piazze più o meno ampie.

Gli abitanti dormivano ai piani superiori delle abitazioni, dotati di ampie finestre e pavimenti in pietra, mentre il piano terra era adibito a magazzino, con finestre di dimensioni ridotte e i pavimenti in terra battuta; i muri erano intonacati e spesso dipinti, le porte e le finestre in legno decorato.
A questa regola facevano eccezione i negozi e le officine, dotati di ampie entrate e finestre.


In tutta la città correva un sistema fognario coperto collegato alle case con tubi inglobati nei muri.. insomma: avevano dei gabinetti con scarichi funzionanti!

Tra i reperti qui ritrovati ci sono vasellami, oggetti di uso comune, mobili (abbiamo il calco dei mobili in legno), ecc.: alcuni sono stati lasciati in loco, mentre altri potete ammirarli presso i musei di Fira (quello preistorico e quello archeologico). Tra i reperti più notevoli ci sono gli splendidi affreschi e i mosaici.

La società di Akrotiri era sviluppata e fiorente, oltre che culturalmente molto avanzata: non a caso furono in grado di comprendere che la situazione era pericolosa e, invece di farsi prendere preda da superstizioni e sperare di risolvere il problema con dei riti magici, fuggirono in tempo.

Oggi l’intero sito è coperto da un tetto che ne garantisce l’ombra ai visitatori (che bello!), quindi è perfetto da visitare nelle ore più calde della giornata!
Il tetto, la cui costruzione fu decisa negli anni 90, venne portato a termine solo nel 2005.. anno in cui collassò ferendo alcune persone e uccidendo un turista: a causa di questo, il sito è rimato chiuso per anni ma, nel 2012, ha finalmente riaperto con un nuovo tetto in sicurezza!

Oggi il sito archeologico è aperto al pubblico e visitabile previo pagamento del biglietto: io lo consiglio assolutamente. È una grande emozione toccare con mano case e costruzioni di 4000 anni fa! Inoltre il sito è all’ombra: visitarlo nelle ore più calde della giornata sarà una piacevole sosta dal sole rovente dell’isola.

 

La Pompei dell’Egeo?!

Ricordatevi poi che si tratta di un sito davvero antico: ha quasi 4000 anni, non si può immaginare che sia ben conservato come un sito romano! Ovviamente non è e non può essere come Pompei!!

A questo proposito, molte persone, soprattutto on line, esprimono il loro disappunto riguardo lo stato e il tipo dei reperti paragonando Akrotiri a Pompei.. ma Pompei risale al 79 d.C. (d.C. ossia dopo Cristo!) mentre Akrotiri al 1627 a.C. (a.C. ossia PRIMA di Cristo!!) quindi le due città hanno oltre 1700 anni di differenza!! E, oltretutto, sono state realizzate da civiltà completamente diverse!

La similitudine tra Akrotiri a Pompei inizia e finisce per come le due città anno attraversato i millenni per giungere fino a noi, ossia per gli effetti di un’eruzione vulcanica.

Paragonare Akrotiri a Pompei e aspettarsi di trovarsi di fronte due città gemelle sarebbe come supporre che la New York di oggi possa essere uguale alla Roma del 300!
E no, non ho dimenticato un numero, non intendo il 1300 ma proprio il 300, ossia il IV secolo, quando c’era ancora l’Impero Romano e Teodosio ne era l’imperatore..

Detto così comprendete l’assurdità del paragone?!

La New York di Trump e la Roma dell’imperatore Teodosio non sono esattamente vicine nel tempo, vi pare?

Inoltre gli scavi di Pompei sono iniziati nel 1748 quelli di Akrotiri nel 1967: ci vuole tempo (e molto denaro) per riportare alla luce un sito archeologico del genere e ad Akrotiri siamo appena agli inizi!

Per tutte queste ragioni i due siti non possono essere paragonati né possono essere uguali: non visitate Akrotiri con quest’idea in mente o rimarrete delusi.

Se vuoi saperne di più sull’isola di Santorini e le sue bellezze vai qui! 

 

Il terremoto di Lisbona (1755 d.C.)

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Convento do Carmo, Lisbona (Portogallo). Distrutto dal terremoto del 1755.

Ci spostiamo in Portogallo per parlare di quello che fu uno dei terremoti più grandi della storia: il terremoto di Lisbona del 1755.

La mattina del 1 novembre del 1755 un devastante terremoto di circa 8.5 gradi della scala Richter (ovviamente il dato è ricavato!) colpì Lisbona e l’area circostante. Secondo alcuni testimoni oculari la terra tremò violentemente per quasi 6 minuti.

L’epicentro del terremoto era in mare, non lontano da Lisbona, e venne avvertito in diverse zone d’Europa, in Africa e al di là dell’oceano, più precisamente nelle Antille e nelle Barbados. Il sisma fu avvertito fino in Groenlandia, in Finlandia e in Brasile.
Ii paesi più colpiti dal sisma furono: il Portogallo, la Spagna e il Marocco, le cui città subirono ingenti danni con migliaia di morti. 

Nella capitale portoghese al terremoto seguì un maremoto e diversi incendi.
Lisbona venne distrutta: venne
 raso al suolo 85% degli edifici e morirono circa 40mila persone su una popolazione di 200mila, quindi il 20% della popolazione della città.

 

Le conseguenze del terremoto in Portogallo

Oltre ai morti, il terremoto ebbe un notevole impatto culturale sul Portogallo e su Lisbona: moltissime opere d’arte, tutte le antiche chiese, i palazzi antichi e grandi librerie andarono perdute.

L’intero archivio storico reale portoghese andò perduto: esso conteneva i diari dei primi navigatori e la dettagliata descrizione dei loro viaggi, tra cui quelli di Vasco de Gama. Per motivo questo noi, oggi, abbiamo solo i resoconti storici spagnoli, conservati ancora oggi nell’Archivio Storico delle Indie di Siviglia, in Spagna.

Lo stesso palazzo reale portoghese e tutto ciò che conteneva venne raso al suolo: la famiglia reale, fuori città, si salvò per puro caso.

Vennero distrutte infrastrutture e servizi pubblici: tra questi il famoso ospedale reale, il più grande ospedale pubblico d’Europa del tempo, che bruciò interamente.

Comunque il terremoto non danneggiò solo Lisbona ma tutto il Portogallo: quando i fuochi si spensero e gli ultimi sciami sismici smisero di far tremare il suolo la nazione era in ginocchio, la sua economia gravemente danneggiata e i morti tanti da rendere necessario seppellirli in mare.
Per il Portogallo questo fu il primo gradino di un lento declino.

 

Perché tanta distruzione?

L’impatto culturale del terremoto di Lisbona fu grandissimo.

Filosofi, teologi, studiosi e semplici contadini del resto d’Europa e del mondo, si chiesero perché di tanto dolore e devastazione.
Alcuni di loro arrivarono a domandarsi se non si trattasse di una punizione di Dio contro il Portogallo (e, in misura minore, la Spagna) per la sua aggressiva politica coloniale e lo sterminio degli Indios nelle Americhe.. d’altronde il devastante terremoto aveva colpito Lisbona, la cattolicissima Lisbona, e distrutto tutte le sue chiese, guarda caso, nel giorno di Ognissanti!

Da un punto di vista laico molti rifletterono sull’origine e la casualità del male e delle disgrazie, e le teorie ottimistiche, ossia l’idea che viviamo nel migliore dei mondi possibili, diffuse in capo filosofico vennero rimesse in discussione: a questo proposito Voltaire scrisse il divertente e famoso racconto filosofico “Candido” (oltre ad un poema sul terremoto stesso).

 

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